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I Democratici
Uscita n° 7 - 21 dicembre 2009 
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Mettersi in gioco per il nostro futuro
Tra impegno, passione e sacrifici, la politica vista da chi ha meno di trent'anni: intervista a Riccardo Ricci Petitoni, segretario dei Giovani Democratici dell'Emilia-Romagna

Categoria: Giovani

Riccardo, a un anno circa dalla tua elezione a segretario dei Giovani Democratici dell'Emilia-Romagna, che bilancio puoi trarre di questa esperienza?
È stato un anno intenso, appassionante e stimolante come le sfide che ti mettono alla prova, ma anche difficile e non privo d'incertezze. È stato l'anno in cui abbiamo costruito le basi, le fondamenta della Giovanile sia in regione che a livello nazionale, molti circoli e federazioni sono ripartite dopo il periodo d'interregno dovuto alla fondazione del PD. Tutti i nuovi percorsi affrontano difficoltà: in questo i Giovani Democratici emiliano-romagnoli sono sempre stati unanimi nella volontà di aggregare ed unire esperienze diverse, perché le consideriamo un arricchimento ed un valore. Credo che su questo abbiamo avuto ragione, ed un anno dopo abbiamo una Giovanile con la voglia di debuttare, senza nostalgie verso il passato ma desiderosa di costruirsi un futuro guardando avanti.
In questo la formazione svolge un ruolo importante: solo essendo padroni degli argomenti si è padroni delle proprie azioni. Ed infatti in quest'anno abbiamo cercato per quanto possibile di puntare sulla formazione, pilastro di una Giovanile consapevole.

Come è composta la struttura dei GD emiliano-romagnoli?
La struttura dei Giovani Democratici è organizzata secondo il principio federale che contraddistingue anche il Partito Democratico, perché crediamo sia la forma più democratica e partecipativa di concepire un'organizzazione. Alla base stanno i circoli  nei comuni, nelle città, nei paesi, nei quartieri, nelle università e che costituiscono l'ossatura di base. I circoli in Emilia-Romagna sono riuniti in 11 federazioni territoriali, che corrispondono grossomodo alle province, dopodiché c'è il livello regionale, e poi quello nazionale. Per ogni livello c'è un segretario ed un organo d'indirizzo politico, la Direzione appunto. La Giovanile regionale si dota poi di un Esecutivo in cui ogni membro si occupa di una specifica tematica; in questo modo riusciamo a portare avanti un lavoro che sia sempre attuale e ad ampio raggio.  

Qual è il livello di partecipazione dei giovani nella nostra regione? E su scala nazionale?
I circoli sono molto attivi, promuovono autonomamente le proprie iniziative e collaborano col Partito locale. Da Piacenza a Rimini ogni settimana c'è solo l'imbarazzo della scelta! E non è un fatto scontato visto che ognuno deve conciliare l'impegno volontario con lo studio, il lavoro, lo sport, l'associazionismo. Credo in ogni caso sia una vitalità che non interessa solo la nostra regione, ma l'Italia intera, punteggiata da tante piccole, ma significative, esperienze. Forze, vorrei aggiungere, che spesso non trovano lo spazio ed il supporto adeguato per emergere e mostrare a tutti quanto valgono.

Quali sono i principali progetti su cui vi siete impegnati e quali le idee per il futuro?
In questo primo anno abbiamo puntato sulla formazione, promuovendo, in previsione delle elezioni amministrative, una serie di appuntamenti che fossero una base formativa per i giovani candidati. A settembre abbiamo organizzato una tre giorni di formazione regionale sulle tematiche legate alle amministrazioni, ai servizi pubblici, alla questione morale in politica. Ci siamo occupati anche del tema dei diritti civili, promuovendo l'istituzione di un registro per le unioni civili in ogni comune, ed ora, sul tema del testamento biologico, stiamo lanciando una proposta per l'istituzione di un registro per la dichiarazione anticipata di trattamento. Per le elezioni regionali, lanceremo una campagna articolata su cinque temi: ambiente, integrazione, saperi, lavoro & welfare, cittadinanza, che sarà anche la nostra piattaforma politica, su cui lavoreremo a gennaio in una serie di appuntamenti tematici nelle città della regione. Dal 16 al 20 dicembre ospiteremo poi a Zola Predosa la Scuola di formazione nazionale dei Giovani Democratici, che affronterà in una prospettiva critica l'ultimo trentennio della nostra Repubblica "malata".

Come si fa politica avendo meno di trent'anni, nell'Italia di oggi?
Con fatica e con una buona dose di sopportazione! A parte gli scherzi, in momenti di crisi ed incertezza come questi, la società si chiude in se stessa, diventa meno accogliente, aperta, ricettiva, dialogante. Paradossalmente è meno disposta a quel rinnovamento di cui avrebbe più bisogno. E questo vale anche per la politica. Molti miei coetanei diffidano dei partiti e danno alla politica un'accezione negativa, in parte non li biasimo perché la politica italiana ha dato e dà spesso una pessima immagine di sé; in questo contesto anche portare idee nuove non è semplice. Ogni giorno il berlusconismo c'insegna che bisogna vivere sulla pelle degli altri, che quel che conta è il successo personale al di sopra di tutto e di tutti. Riaffermare il senso dello stare insieme e della partecipazione, della comunità, non è più un'attività naturale, scontata.

Cosa ti sentresti di dire ad una ragazza o a un ragazzo che volesse intraprendere questa esperienza?
L'Italia, l'Europa, il mondo stanno attraversando un momento cruciale e difficile, un momento che non solo inciderà profondamente sulla nostra vita, ma probabilmente anche sulle generazioni a venire. In questo momento i giovani dovrebbero avere l'ambizione di dire qualcosa a proposito e di provare a fare qualcosa. Fare politica significa non accontentarsi di osservare da lontano ciò che accade e dire mi piace o non mi piace. Significa provare a promuoverlo se quel che vedo mi piace o tentare di cambiarlo se non mi piace, significa avere un atteggiamento attivo e positivo nei confronti della realtà.
Non è importante il tempo che uno dedica a questo, che può esser tanto o poco, ma la passione con cui lo fa, con curiosità e voglia di mettersi in discussione. Se lo si fa con sincerità, riserva tante soddisfazioni, tante esperienze vissute, tante opportunità. Ma come ogni passione, richiede anche senso del sacrifico e voglia di mettersi in gioco.






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